25 Gennaio 2022,

Microplastiche e Nanoplastiche: ormai sono ovunque.

Microplastiche e Nanoplastiche sono ormai ovunque, ed ospitano anche colonie di batteri resistenti agli antibiotici.

Nevica plastica in Canada. A certificare la presenza di microplastiche e nanoplastiche in campioni di neve (prelevati durante la primavera 2019) sono stati i ricercatori della McGill University, che hanno pubblicato su Environmental Pollution quanto scoperto. Gli autori hanno utilizzato una spettrometria di massa, che permette di identificare le particelle di plastica in quantità minime. In numerosi campioni sono stati trovati sia frammenti piccolissimi, anche picogrammi (cioè trilionesimi di grammo). Queste microplastiche erano composte soprattutto da di polietilene (usatissimo nell’industria alimentare) e il polietilene glicol, proveniente dagli antigelo delle automobili. (leggi anche Microplastiche e nanoplastiche: cosa sono?)

E per quanto riguarda le acque reflue? Un altro studio, ha evidenziato un’altra realtà preoccupante: nelle acque di scarico si formano, attorno ai micro e nanoframmenti plastici, colonie di batteri molto spesso resistenti agli antibiotici.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Hazardous Materials Letters dai ricercatori del New Jersey Institute of Technology, è partito da un esperimento. I ricercatori hanno prelevato vari campioni di fanghi in diversi impianti. Poi, in laboratorio, vi hanno inserito polistirene e polietilene. I fanghi con le microplastiche avevano una concentrazione fino a 30 volte superiore di batteri resistenti agli antibiotici sulfamidici rispetto a quelli non trattati. I biofilm delle particelle, infatti, funzionano da aggregatori di batteri e ne favoriscono lo sviluppo.

Ma un'altra ricerca ha fatto sperare in un futuro migliore. I ricercatori dell’Ames Laboratory della Clemson University hanno messo a punto un sistema tutto meccanico per riciclare i polimeri. Come riferito sul Journal of New Chemistry, il metodo sfrutta dei cuscinetti a sfera e temperature che arrivano al massimo a 50°C, contro i 325°C di solito necessari per depolimerizzare le plastiche. Le prove fatte con il polistirene, hanno dimostrato che questo metodo scompone efficacemente il polimero, fornendo componenti da riciclare senza grandi quantità di energia o di sostanze chimiche a loro volta dannose.

Insomma, una buona notizia per avere, in futuro, più possibilità di riciclare la plastiche, visto che attualmente se ne ricicla solo il 30%.

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